In questo periodo di cambi stagionali le guide pratiche (per quanto nonsense) possono risultare indispensabili soprattutto per tornare a sorridere quando dopo aver tirato fuori l’intero guardaroba estivo torna il gelo polare e si ha di nuovo voglia di stare sotto le coperte con un tè caldo. È per occasioni come queste che consiglio alle amanti dei gatti che si prendono cura di un’intera colonia l’Enciclopedia Treggatti di Sketch & Breakfast, alias Simona Zulian e Andrea Ribaudo.
Un fumetto esilarante in grado di dispensare utili e ironici consigli seguendo le (dis)avventure di Felinia alle prese con i suoi gatti. Chiunque possieda, o abbia posseduto, un gatto non potrà non immedesimarsi in ogni singola pagina di questo volume che unisce ilarità ad un disegno di una bellezza davvero toccante.
Stefania.
Sketch & Breakfast, Felinia’s Enciclopedia Treggatti, sopravvivere al proprio gatto, volume 1, 2016
Non sempre viaggiare significa affrontare lunghi viaggi, chilometri, soggiorni, organizzarsi mentalmente e materialmente (e a questo proposito, vi rimando alla guida pratica di Stefania, per riuscire ad organizzarvi al meglio e lasciare nulla dimenticato). A volte basterebbe prendere un treno o salire sulla macchina, magari in compagnia, magari in solitudine e una macchina fotografica al collo, e scoprire meraviglie a pochi chilometri di distanza dalla propria città.
Un paesino che mi piace visitare di tanto in tanto, soprattutto in estate, è quello di Scilla. Un antico posticino sul mare, con strette stradine in pietra tutte in salita ed in discesa e le casupole di contorno, l’aria che sa di salsedine, i pescatori bruciati dal sole che tirano le reti, il castello Ruffo…
Il nome di Scilla risale alla mitologia greca, è quello di una ninfa che, per la sua bellezza, fece innamorare Glauco, figlio di Poseidone, ed ingelosire Circe.
“Glauco arriva ai colli erbosi e al palazzo di Circe, la figlia del Sole, gremito di bestie d'ogni specie. Appena la vede, rivolte e ricevute parole di saluto, le dice: “O dea, abbi pietà di un dio, ti prego: tu sei l'unica, se ti sembro degno, che possa alleviare l'amore mio. Quale potere abbiano le erbe, o figlia del Titano, nessuno lo sa meglio di me, che da un'erba fui mutato. Ma perché tu conosca la ragione della mia passione: sulla sponda d'Italia, di fronte alle mura di Messina, mi è apparsa Scilla. Mi vergogno troppo a riferirti le promesse, le suppliche, le lusinghe e le parole mie: tutto ha disprezzato. E tu, se qualche efficacia hanno gli incantesimi, pronuncia un incantesimo magico; o se per vincerla è più adatta un'erba, serviti di un'erba che abbia poteri di provato effetto.Non ti chiedo di curare e sanare la ferita mia: non voglio che tu me ne liberi, ma che Scilla bruci dello stesso fuoco” (Metamorfosi, Ovidio)
Così Glauco versò il filtro di Circe, creduto un filtro d’amore, nelle acque nelle quali Scilla era solita fare il bagno, quelle di Zancle, e, piuttosto che innamorarsi seduta stante di Glauco, mutò in un orribile ed enorme mostro: gambe serpentine, sei teste di cane ed il suo busto si allargò smisuratamente.
Un mito che, ogni qual volta ricordo, mi lascia un che di malinconico addosso.
In ogni caso, Scilla merita d’essere visitata, a qualsiasi ora del giorno e della notte, ma personalmente amo gustarmi il suo tramonto sul mare.
Tra i miei libri preferiti è da menzionare assolutamente, la “trilogia in cinque parti” dell’autore
britannico Douglas N. Adams, The
Hitchhiker’s Guide to the Galaxy, emblema di un particolare genere di humor contemporaneo. Si trova qui un nonsense che sfiora il più alto grado di stupidità ma, senza
fraintendimenti, mi riferisco al senso positivo del termine: è quella stupidità
che farebbe sorridere il lettore, lo lascerebbe, sì, perplesso, ma penserebbe
anche qualcosa del tipo “È geniale!”. Il nonsense
di Adams, tout court, altro non è che (permettetemi l’ossimoro) geniale stupidità, anzi per dirla con un portmanteau,
come farebbe Carroll (senza pretendere d’immedesimarmi in uno scrittore d’un
certo peso), “foolnius” (geniusand foolishness). A tal proposito si potrebbe citare una qualsiasi
parte di una qualsiasi pagina della “trilogia” per comprendere lo spirito che
anima il romanzo, e così voglio fare, per gioco: aprire il libro e citarne
qualche periodo scelto con pura casualità.
“La Guida Galattica per autostoppisti
dice alcune cose sull’argomento asciugamani. L’asciugamano, dice, è forse
l’oggetto più utile che l’autostoppista galattico possa avere. In parte perché
è una cosa pratica: ve lo potete avvolgere intorno perché vi tenga caldo quando
vi apprestate ad attraversare i freddi satelliti di Jaglan Beta; potete
sdraiarvici sopra quando vi trovate sulle spiagge della brillante sabbia di
marmo di Santraginus V a inalare gli inebrianti vapori del suo mare; ci potete
dormire sotto sul mondo deserto di Kakrafoon, con le sue stelle che splendono
rossastre; potete usarlo potete usarlo come vela di una minizattera allorché vi
accingete a seguire il lento corso del pigro fiume Falena; potete bagnarlo per
usarlo in un combattimento corpo a corpo […] inoltre potete usare il vostro
asciugamano per fare segnalazioni in caso di emergenza e, se è ancora
abbastanza pulito, per asciugarvi, naturalmente.”
Si
potrebbe continuare così all’infinito, anzi, lo farei per un gusto mio,
personale, che mi porta ad apprezzare largamente questo libro, ma semplicemente
mi limito ad invitare chiunque, o almeno chi è amante del genere, alla lettura
di questo romanzo. È comunque un non-senso che ha, a
suo modo, pienamente senso. Inoltre Adams dà sempre mostra della propria capacità di saper mescolare scrittura, humor e scienza in un’unica soluzione:
“È noto
che esiste un numero infinito di mondi, per il semplice fatto che esiste uno
spazio infinito atto a ospitarli. Non tutti però sono abitati. È chiaro quindi
che il numero dei pianeti abitati è finito. Qualsiasi numero finito diviso per
l'infinito dà un quoto così vicino a zero, da essere praticamente zero, perciò
la popolazione media di tutti i pianeti dell'universo è praticamente
inesistente. Il discorso che vale per la popolazione media vale anche per la
popolazione in assoluto, per cui è lecito affermare che qualsiasi persona si
incontri, di tanto in tanto, è solo il frutto di un'immaginazione malata”
Con quest’ultima chicca, cari lettori, chiudo qui il mio intervento, il mio infuso di polvere di stelle m’attende fumante.
Serena.
Guida Galattica per gli Autostoppisti,
Douglas Adams, Oscar Mondadori, Traduzione di Laura Serra
Questa sera vorrei lasciarvi, cari lettori, con un estratto dalla tragedia di Fedra di Lucio Anneo Seneca che riguarda la bellezza, quella esteriore, che il tempo, fugace e cinico, porta via. Non voglio né sento di dover aggiungere altro, concorderete con me che classici siffatti non abbisognano di commenti né introduzioni, ma d’una semplice lettura immediata e diretta. Nella speranza che la traduzione possa essere il più fedele e, al contempo, aggraziata possibile, vi lascio alla sua lettura.
“Bellezza, bene incerto per gli uomini, breve dono del tempo fugace, come fuggi veloce con rapidi passi! Non così frettolosamente i caldi aneliti estivi, quando, al solstizio, il mezzogiorno è fuoco e le notti abbreviano la loro corsa, spogliano i rigogliosi prati primaverili. Languono i pallidi petali dei gigli, sfioriscono le rose gradite tra i capelli: così, in un momento, è strappato quel fulgido incarnato che splende sulle tenere guance, e non c’è alcun giorno che non trascini via con sé qualcosa dal corpo bello e forte. È cosa effimera la bellezza: quale saggio confiderebbe in un bene così fragile? Finché puoi fanne uso, sì, ma il tempo, tacito, ti consuma e l’ora presente è sempre peggiore di quella passata.
”
Traduzione semi-libera
Ora la mia tisana di petali di rose m’attende e, con la speme che questo estratto vi abbia incuriositi tanto da desiderare una lettura integrale della tragedia, vi auguro una buonanotte.
Nei miei anni di vagabondaggio ho capito una cosa fondamentale: bisogna sapere viaggiare. Da qui la necessità di scrivere una guida pratica per viaggiatori bevendo un infuso di ibisco e rosa. Un vademecum frutto della mia personale esperienza che spero possa essere utile per rendere più piacevole qualunque tipo di viaggio, schematizzato ed arricchito di aneddoti affinché la lettura risulti scorrevole, chiara e piacevole.
• Ricordarsi che per quanto tutto possa essere organizzato gli imprevisti capitano e bisogna affrontarli senza mai scoraggiarsi o demoralizzarsi. Spesso un piano di riserva è indispensabile (ricordo ancora i vari biglietti di ingresso di mostre ed esposizioni fatte on line di cui ho portato, per un eccesso di zelo, sia la versione cartacea che quella digitale) ma la cosa migliore è saper improvvisare quando possibile, modificando velocemente i nostri piani iniziali in base alle necessità. • Cercare di avere un bagaglio leggero: se ci sono dubbi meglio una cosa in meno che in più, in questi anni mi sono resa che nella maggior parte dei casi portavo con me cose inutili, di cui non ne avevo bisogno. Una felpa o un maglione anche in estate va bene per ogni imprevisto, portarsi dietro l’intero guardaroba invernale è un’esagerazione. In ogni caso se qualcosa dovesse servire si può sempre acquistare sul luogo, nel mio ultimo viaggio a causa di giornate particolarmente calde ne ho approfittato per comprare qualche maglietta nuova (tra l’altro tutte ispirate a “la Bella e la Bestia”). • Scegliere il bagaglio giusto in base a dove si deve andare, a quali mezzi si devono prendere e soprattutto in base a cosa ci si porta dietro. Io ho un intero kit viaggio di Carpisa regalatomi anni fa dalla mia migliore amica composto da trolley grande, beauty-case, trolley piccola e borsone, un regalo che negli anni si è rivelato utilissimo permettendomi di scegliere il bagaglio migliore in base alle necessità del momento, a questi vanno aggiunti la mia borsa da viaggio, sempre di Carpisa, regalo invece di mio padre per il mio primo viaggio da sola ed il mio zaino Eastpak che è con me dai tempi del liceo. Discorso a parte sono poi le borse per reflex e pc o per attrezzature particolari. Nel primo caso ho optato per una tracolla imbottita presa da Amazon che in genere diventa la borsa in cui tengo tutti gli apparecchi elettronici: cellulare, tablet, pendrive, memory card, power bank, carica batterie e cavi vari, e ovviamente la reflex. Nel secondo caso invece la cosa migliore è uno zaino imbottito, a causa del peso del computer, infatti, la tracolla risulta scomoda soprattutto se si dovrà camminare parecchio a piedi (cosa che imparai a mie spese durante gli anni universitari, la borsa fu una pessima scelta). • Controllare sempre prima di partire che il vostro bagaglio rispetti sempre le dimensioni ed il peso che la compagnia con cui avete scelto di partire vi consente di portare, eviterete così spiacevoli inconvenienti come il dover pagare in più per il vostro bagaglio. • Consultare sempre una guida locale prima di partire per sapere cosa si può o non si può portare (Samantha Jones docet) in modo da rispettare sempre i luoghi che visitate. • Discorso a parte va fatto per il beauty-case, croce e delizia di molti viaggiatori. Anche qua vige la regola del viaggiare leggero, il mio è composto davvero da poche cose e si riduce al kit per i liquidi preso sempre da Carpisa, e a pochi altri accessori. In particolare trovo indispensabile avere con me una crema solare, un sapone neutro, un buon deodorante, dell’aloe, del burro di karité, uno shampoo, un balsamo, le lacrime artificiali, un dentifricio, uno spazzolino, la Tangle Teezer compact, un pettine a denti larghi, una pinzetta, uno struccante, una bb cream leggera, un balsamo labbra, una matita e un mascara. In passato avevo anche un piccolo kit unghie ma optando per lo smalto semi-permanente è diventato del tutto superfluo. Quando possibile, ma non sempre, e mi concedo il lusso di portare qualcosa in più, aggiungo delle matite labbra e occhi e una palette Pupa che contiene un po’ di tutto oltre a qualche crema in più come l’anticellulite o quella all’ossido di zinco. Un altro modo per rendere il bagaglio più leggero è quello di usare dei campioncini oppure accessori usa e getta, che in linea generale non mi fanno impazzire perché trovo che inquinino troppo per i miei gusti ma ammetto che in alcuni casi possano essere una salvezza. Valida poi l’alternativa proposta da molte aziende cosmetiche ovvero quella di creare delle mini taglie dei vari prodotti che sono al di sotto dei 100 ml e, per chi è affetto da shopping compulsivo come me, sono pure un modo per provare prodotti diversi. • Dividere portafogli e portadocumenti può facilitare notevolmente le partenze soprattutto in aeroporto quando il controllo di carta d’identità e carta d’imbarco avviene ad ogni step, in più è una sorta di piano b, pensate di riuscire a perdere o a farvi rubare sia portafogli che portadocumenti? Improbabile quindi per ogni eventualità meglio tenere sempre comunque un documento (nel mio caso è la patente) nel portafogli e pochi spicchi comunque in borsa, per le emergenze. Comoda pure l’opzione agenda e portadocumenti per chi, ancora, usa il cartaceo, io oramai tendo a fare tutto con il tablet, quindi, per me, sarebbe un peso in più inutile. • Durante il viaggio cerchiamo di stare comodi, utile, quando possibile, vestire casual: capelli legati, niente trucco e tenuta sportiva, portando con me un piccolo cuscino ed una sciarpa di grandi dimensioni che può diventare un piccolo lenzuolo in caso di necessità. Se il viaggio dura poi parecchie ore è utile ogni tanto alzarsi per sgranchire le gambe. • Infine avere un passatempo durante il viaggio è sempre di aiuto per non annoiarsi, io spesso leggo ma si può tranquillamente vedere un film, ascoltare musica, disegnare, giocare con vari dispositivi elettronici, insomma sono diverse le attività da potere fare.
Detto ciò godetevi appieno ogni esperienza, non abbiate mai paura dell’ignoto perché ogni viaggio è un’avventura che ci potrà solo arricchire.
Quando ero piccola avevo l’innato istinto di salutare ogni treno che vedevo passare. Non ricordo se la prima volta era stato un tentativo da parte di mia madre di farmi stare buona, non ho memoria di ciò, ma quei vagoni erano per me un luogo familiare ed il mio intento era salutare i suoi passeggeri immaginando che prima o poi ci sarebbe stato qualcuno che conoscevo o comunque bisognoso del mio affetto. Quindi, quando Paula Hawkins scrisse di Rachel e del suo bisogno di guardare fuori dal finestrino e di immaginare storie sulle vite di coloro che osserva, vidi una certa somiglianza. Ma le nostre analogie finiscono qua perché io ero una bambina di pochi anni che viaggiando di continuo riteneva il treno una seconda casa, mentre la protagonista de La ragazza del treno è una donna distrutta che si sente una fallita, è depressa e alcolizzata, e si crede responsabile di tutto ciò che di brutto le sia successo, dal divorzio al non poter avere figli sino alla perdita della casa e del lavoro. La maternità diviene un modo per colpevolizzare le protagoniste, ma Rachel si autocommisera di continuo, non ha la forza di affrontare la vita e sempre più spesso l’alcool è il suo unico confidente. Non riesce però ad ammettere questa sua dipendenza ed è convinta di poter tenere sotto controllo il problema. La sua isola felice è il momento in cui con treno passa dal civico numero 15: i suoi coinquilini sono particolarmente interessanti per Rachel, li considera una coppia perfetta e in sintonia, che le permettono per alcuni istanti di non pensare alla sua misera vita. Un giorno però Megan scompare e si scopre che la relazione con il marito Scott era tutto tranne che perfetta. Nonostante ciò le indagini sulla scomparsa della donna non portano a niente, nessuno sa se sia morta o se sia scappata di casa ed il motivo di tale scelta, ma Rachel non si arrende, ha un bisogno morboso di sapere cosa sia successo e ciò le dà una nuova ragione di vita. Il lettore stesso inizia ad apprezzare Rachel, se all’inizio la compativa ora vuole vederne la rinascita e vuole risolvere l’enigma che ruota intorno a Megan. Ogni personaggio ha, poi, una svolta inattesa, quelle che sembrano vite perfette in realtà non lo sono ma, anzi, sono il frutto di compromessi che spesso logorano l’individuo. Il finale pur essendo un po’ scontato non delude, diventa, anzi una sorta di riscatto per Rachel e per le altre protagoniste. Il libro ha poi il merito di analizzare il concetto di violenza sotto diversi aspetti, c’è una violenza più esplicita, prettamente fisica, ed una più velata ed inquietante perché tocca le sfere più intime di ognuno. Tutto ciò viene condannato ma allo stesso tempo normalizzato infatti l’atteggiamento costante è di fare finta di nulla finché qualcosa non cambia e Rachel nel tentativo di aiutare quella donna che in realtà vorrebbe essere aiuta se stessa.
Stefania.
P.S. Nonostante il film manchi di alcuni dettagli a mio avviso importanti, che qui non menziono onde evitare spoiler, merita di essere visto accompagnato da un infuso di arancia e limone e da dei biscotti al miele.
Per motivi di studio, che ultimamente trovo più un diletto che un dovere, sto attualmente dedicandomi alle “Metamorphoseon” o “Asinus aureus” di Apuleio, in particolare ai tre celeberrimi libri centralidedicati alla favola di Amore e Psiche. Il libro in questione lo lessi già tempo fa nella sua versione tradotta ma, questo confronto diretto con la versione latina originaria (comunque frutto di un lavoro filologico e, in alcuni punti, ricostruita/interpretata), mi ha dato la conferma che, per meglio assaporare la favola in sé, così come succede per la poesia o per qualsivoglia altro testo letterario o, ancora, per le opere cinematografiche, è consigliabile, anzi,
necessario, reperire l’opera nella sua forma originaria. Ora, se fossimo tutti poliglotti sic et sempliciter, ciò sarebbe in ogni caso meravigliosamente possibile, ma -ahimè- comprendo che così non è e non può essere, perciò il mio modesto consiglio è: se conoscete una lingua, qualsiasi essa sia, sfruttate al meglio questa conoscenza.
Digressioni a parte, il motivo di questo post nasce dall’esigenza di condividere coi nostri attuali e futuri lettori, un estratto di questa favola che, per la grazia delle parole minuziosamente selezionate e l’eleganza con la quale è stato reso questo cruciale momento, mi è rimasto particolarmente a cuore.
Ora, non sto qui a riassumere il racconto tutto, ma si tratta tout court del momento in cui Psiche vede per la prima volta l’amato coniuge creduto fino a poco prima, a causa dei moniti delle sorelle invidiose, un orribile mostro.
“[…] ma non appena la luce rischiarò i segreti del suo talamo, ecco che vide la bestia più dolce e mite di tutte, Cupido in persona, il dolce dio che graziosamente dormiva. Psiche tremante, con incontrollabile animo, abbandonata in un appassito pallore, cadde in ginocchio […] sfinita, quasi vicina a morire, fissava la bellezza del volto divino […] E scrutava la nobile chioma aurea madida d’ambrosia, le spalle bianche come il latte, le guance purpuree attraversate da riccioli inanellati armoniosamente fin sul petto. E, sugli omeri dell’aligero dio, le rugiadose ali piumate brillavano di fulgido splendore e, benché quiete, le piccole piume, tenere e delicate, sulle estremità, vacillanti si abbandonavano ad un inquieto tremore. Il resto del corpo era liscio e splendente, tale che Venere non dovette pentirsi d’averlo partorito.”
(traduzione semi-libera, ho cercato di mantenere fedelmente il senso dell’insieme e du alcune parole in particolare secondo me significative)
Imparate a girare senza meta, a perdervi per pochi minuti nei vicoli nascosti delle città. Potreste scoprire tesori rari che meritano la vostra attenzione. Gli edifici più interessanti di autori sconosciuti li ho scoperti così: nessuna mappa, niente iPhone, nessuna meta, solo tanta curiosità e voglia di camminare.
Ho scoperto facciate multicolori e paesaggi mozzafiato ma anche zone degradate con edifici fatiscenti, luoghi in cui regnava il caos ed il disordine, rischio che si corre in questo genere di escursioni.
In tutto questo girovagare ho persino trovato un piccolo locale che ricordava il paese delle meraviglie in cui fare una breve pausa con una bevanda calda ed una torta salata, sentendomi una moderna Alice che partecipa alla festa di non compleanno con il Cappellaio Matto, il Leprotto Bisestile ed il Toperchio.
Questo tiepido sole che anticipa l’arrivo della primavera evoca una certa nostalgia di quelle spensierate giornate estive, calde, afose… Nostalgia di mare cristallino, sereno. Se chiudo gli occhi riesco a figurarmi il suono delle sue onde che lentamente accarezzano la battigia, sensazione che mi riporta alla mente una poesia a me cara di Walt Whitman, della raccolta Foglie d’erba. Così, nell’attesa che il mio infuso di fragole s’intiepidisca, sfilo dalla mia libreria la raccolta, la sfoglio, ne sniffo le pagine (è una sorta di rito d’iniziazione: mai iniziare una lettura senza aver prima odorato il profumo delle sue pagine), la trovo: la ventiduesima poesia.
“Mare! Anche a te mi abbandono —indovino ciò che vuoi dire, Osservo dalla spiagga le tue dita ricurve che invitano; E so che non vuoi allontanarti senza avermi toccato; Dobbiamo fare un giro, noi due insieme —mi spoglio— portami in fretta lontano dalla vista della terra; Fammi da molle cuscino, cullami in un'ondosa sonnolenza, Spruzzami di pioggia amorosa —saprò ripagarti.
Mare dalle lunghe risacche! Mare alitante ampi e convulsi respiri! Salmastro mare di vita! Mare di non scavate tombe sempre pronte! Agitatore e ululatore di tempeste! capriccioso e delicato mare! Sono parte di te —sono anch'io d'una fase e di tutte le fasi.
Partecipo a influssi e emanazioni —esalto l'odio e la concordia; Celebro l'amicizia e gli amanti che dormono abbracciati.”
_____________________________________________
“You sea! I resign myself to you also—I guess what you mean; I behold from the beach your crooked inviting fingers; I believe you refuse to go back without feeling of me; We must have a turn together—I undress—hurry me out of sight of the land; Cushion me soft, rock me in billowy drowse; Dash me with amorous wet—I can repay you.
Sea of stretch’d ground-swells! Sea breathing broad and convulsive breaths! Sea of the brine of life! sea of unshovell’d yet always-ready graves! Howler and scooper of storms! capricious and dainty sea! I am integral with you—I too am of one phase, and of all phases.
Partaker of influx and efflux I—extoller of hate and conciliation; Extoller of amies, and those that sleep in each others’ arms.”